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Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna102 Beckett – Catastrofe
Esposizione annuale itinerante dopo il centenario della nascita di Samuel Beckett
In occasione del centenario della nascita di Samuel Beckett, il grande drammaturgo irlandese autore di Aspettando Godot premio Nobel per la Letteratura nel 1969, un gruppo di studiosi dell’interpretazione dell’opera dello scrittore, ha avviato una ricorrenza annuale che approderà Martedì 22 Aprile presso la sede del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna, Palazzo Marescotti, Via Barberia 4.
“102 Beckett - Esposizione annuale itinerante dopo il centenario della nascita di Samuel Beckett” è proposta dal prof. Massimo Puliani, docente di Istituzioni di Regia del DAMS e all'Accademia di Macerata, in collaborazione con il cultore della materia Alessandro Forlani e la redazione del sito www.samuelbeckett.it diretto da Federico Platania. Il tema dell’esposizione è “L’impegno politico di Samuel Beckett”, un aspetto meno conosciuto del drammaturgo che alla fine dell'Ottobre del '40 fece parte della neonata Resistenza Francese a fianco di studenti, intellettuali e insegnanti. A Beckett nel 1945 gli fu conferita dal generale De Gaulle, la Croix de Guerre con la stella d'oro per la sua attività.
Questi gli appuntamenti: alle ore 14.00, introduzione di Massimo Puliani e Alessandro Forlani su “Catastrofe” di Samuel Beckett dedicato a Vaclav Hável (con intervento del prof. Marco De Marinis ). Videoproiezione di “Catastrofe”, spettacolo diretto e interpretato nell’2006 a Cagli, nell'ambito di TEATRO COMMISSION, da Paolo Graziosi con Elisabetta Arosio e Marco Avogadro; presentazione di una serie di versioni dello stesso spettacolo attraverso i progetti di regia sul testo beckettiano degli studenti del DAMS della cattedra di regia che ha avviato un laboratorio come avveniva in passato con il prof. Arnaldo Picchi.
Quattro le versioni: “Catastrofe”(videoplay) con idea registica di Alice Lorusso e video di William Vergati; “Catastrofe” (Specchi) con idea registica di Catastrofe (Clown) con idea registica di Claudia Delso; “Catastrofe” (Processo) con idea registica di Giovanna Grosso.Alle ore 15.30 proiezione del videoplay “Quad” (Quadrat 1+2” -1981) di Samuel Beckett. Interpreti: Helfrid Foron, Jurg Hummel, Claudia Knupfer, Susanne Rehe. Riprese: Jim Lewis. Costumi e Scenografia: Wolfgang Wahl. L’opera definita da Beckett una "follia televisiva", fu scritta espressamente per la Scuola di Danza di Stoccarda (quattro danzatori si muovono al ritmo di percussioni lungo le linee di un invisibile quadrato sul pavimento) e rappresenta, pur nella sua misteriosità, un filosofico esempio dell’alienazione dell’uomo contemporaneo. All’incontro partecipa Eugenia Casini Ropa (docente di Storia della Danza e del Mimo).

“..... il fatto di mettere mano a una materia beckettiana meno canonica, meno investita di alte aspettative gli consente di accentuarne certi guizzi ironici: il pubblico ride, soprattutto sull'Act without words e sulle false vecchiette di Come and go, praticamente uno sketch. Ma proprio queste reazioni divertite inducono a qualche sospetto. Gli attori sono bravi, la messinscena è perfetta: ma non è che il regista, proponendo questo Beckett "in pillole", ne dà in fondo un'immagine edulcorata, sicuramente non impropria (l'autore irlandese prediligeva una recitazione spigliata), ma tutto sommato fin troppo leggera e gradevole?”
Due sono gli interrogativi che ci poniamo:
le pièces meno canoniche possono consentire a Brook di accentuarne certi guizzi ironici?
E’ giusto considerare in "in pillole" la proposta di alcune pièces di Beckett proposte “in modo fin troppo leggeor e gradevole?”
APRIAMO UNA DISCUSSIONE..... ----------------------------------------------------------------------------
FragmentsUno spettacolo che Brook ha concepito in francese, per festeggiare a Parigi, seconda patria dello scrittore irlandese, il centenario della nascita di Samuel Beckett (1906-2006) e oggi riallestisce in inglese, in collaborazione con lo Young Vic Theatre di Londra.
(Tratto dalle note di accompagnamento dello spettacolo)
Note: Coproduzione Théâtre des Bouffes du Nord - Young Vic, London
Autore: Samuel Beckett
Regia: Peter Brook
Aiuto regia: Lilo Baur, Marie-Hélène Estienne
Artisti:
Jos Houben
Marcello Magni
Kathryn Hunter
Luci: Philippe Vialatte
Suono: Pierre Bénichou Più che un mero florilegio di cinque brevi testi, Fragmentsdi Peter Brook sembra un compendio del mondo beckettiano: Rough for theatre I, benché scritto tre anni dopo, potrebbe essere un Aspettando Godot senza Aspettando Godot, un preludio, un antefatto: i due clochard al centro dell'azione, un cieco e uno storpio, si cercano e si respingono come Vladimiro ed Estragone, come loro parlano di suicidio, anche se il cieco dice di non essere abbastanza infelice da farlo (e che anzi proprio questa è la sua infelicità). La battuta «gli stessi gemiti, dalla culla alla tomba» parrebbe presa pari pari dal capolavoro precedente. di renato palazzi (18:41 - 13 dic 2007)La recensione di renato palazzi (http://www.delteatro.it/recensioni/2007-12/fragments.php) 13 dic.2007
"Rockaby" è una delle più emblematiche fra le pièce della maturità, quelle dell'estrema disarticolazione linguistica: una donna osserva la vita dal dondolo su cui morì la madre, ma la voce arriva da fuori di lei. Act without words II è una partitura di puri gesti: due uomini chiusi dentro a dei sacchi vengono svegliati da un enorme pungolo, e affrontano con opposti atteggiamenti il vuoto delle loro giornate. Neither, (l'esistenza si svolge fra due porte, se ti accosti si chiudono, se ti allontani si riaprono) è una sintesi dei suoi affannosi soliloqui femminili, Come and go è un buffo e straziante sguardo sul passato visto attraverso il declino della vecchiaia.
Perché Brook ha scelto di affrontare questi spezzoni al limite dell'inconsistenza? Perché la loro costruzione scarna ben si presta a una cifra registica che tende sempre più a eliminare il superfluo, a ridurre il teatro a un'essenzialità assoluta ed esemplare: sulla semplice pedana che accoglie la maggior parte delle sue creazioni, persino il dondolo è una comune sedia che solo per un attimo assume una breve oscillazione. Questo stile spoglio valorizza al massimo grado il singolo gesto, la singola parola. E proprio in quanto sottratti a un contesto drammaturgico compiuto, i loro significati si stagliano con una chiarezza ancora più definitiva.
Inoltre il fatto di mettere mano a una materia beckettiana meno canonica, meno investita di alte aspettative gli consente di accentuarne certi guizzi ironici: il pubblico ride, soprattutto sull'Act without words e sulle false vecchiette di Come and go, praticamente uno sketch. Ma proprio queste reazioni divertite inducono a qualche sospetto. Gli attori sono bravi, la messinscena è perfetta: ma non è che il regista, proponendo questo Beckett "in pillole", ne dà in fondo un'immagine edulcorata, sicuramente non impropria (l'autore irlandese prediligeva una recitazione spigliata), ma tutto sommato fin troppo leggera e gradevole?


